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	<title>citizenmedia.it</title>
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	<description>giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive</description>
	<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 19:49:39 +0000</pubDate>
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		<title>Libertà di informare per una libera informazione</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 19:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Rossano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Pensando alla utopia della &#8220;libera informazione&#8221;, uno degli aspetti più problematici , nel nostro paese, è il sistema istituzionale di controllo della stessa. Come ho anche accennato nell&#8217; incontro di Roma del 23 giugno u.s. .
Molte realtà di giornalismo partecipativo italiane, tra cui anche alcune di quelle presenti a Roma,  che svolgono una attività di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensando alla utopia della &#8220;libera informazione&#8221;, uno degli aspetti più problematici , nel nostro paese, è il sistema istituzionale di controllo della stessa. Come ho anche accennato nell&#8217; incontro di Roma del 23 giugno u.s. .<br />
Molte realtà di giornalismo partecipativo italiane, tra cui anche alcune di quelle presenti a Roma,  che svolgono una attività di tipo giornalistico, non essendo costituite a &#8220;norma di legge&#8221; (registrazione al tribunale, direttore responsabile, etc&#8230;) sono in questo momento, per la legge italiana, assimilabili a dei criminali. Il reato contestabile è quello di &#8220;stampa clandestina&#8221;, per il quale è possibile andare in galera. E l&#8217; 8 maggio dello scorso anno, per la prima volta nella storia, <a href="http://www.penale.it/page.asp?mode=1&amp;IDPag=692" target="_blank">una condanna per questo reato</a> è stata comminata ad un &#8220;giornale on-line&#8221;, &#8220;www.accadeinsicilia.net&#8221; e più precisamente al suo &#8220;editore&#8221; Carlo Ruta.</p>
<p>La vicenda di Carlo Ruta è controversa, si legge sulla rete che la denuncia nei suoi confronti sia giunta perchè egli aveva urtato suscettibili interessi &#8220;intoccabili&#8221; in Sicilia. Ma non è questo che interessa noi, come operatori di media partecipati e della libera informazione.</p>
<p>Quello che ci riguarda e su cui vorrei avviare una discussione è il fatto che l&#8217; Italia è l&#8217; unico paese al mondo dove l&#8217; informazione è controllata da un ordine professionale. Che dovrebbe, a norma di legge, garantire la libertà di stampa, sorvegliando sugli abusi e le scorrettezze dell&#8217; informazione. Detto in altri termini, un servizio di censura istituzionale.</p>
<p>Riconosciamo che la professionalità della gran parte dei giornalisti italiani è fuor di dubbio ed è un valore da garantire e salvaguardare; ma che da questo possa nascere un privilegio ed una casta, è un altro paio di maniche.</p>
<p>E <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Cronkite" target="_blank">Walter Cronkite</a>, pioniere e tra i massimi esponenti del giornalismo mondiale proprio ieri passato a miglior vita, non era iscritto ad alcun ordine professionale.</p>
<p>Non è questa, e non vuole essere, una battaglia contro i giornalisti iscritti all&#8217; ordine ma il desiderio di avviare un dialogo, partendo da questo luogo aperto, per ricercare una (o più) nuova formula per consentire a bloggers e giornalisti partecipativi di poter operare senza alcuna spada di Damocle sulla testa. Parliamone: voi che ne pensate?</p>
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		<title>Pronti per ripartire</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 21:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Rossano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[citizenmedia.it]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo quasi sei mesi di lavoro, virtualmente braccio a braccio, il gruppo fondante di citizenmedia.it si è sciolto. Ognuno per la sua strada, ma con una bella esperienza alle spalle. Quella di aver creato il primo importante evento sui media partecipativi in Italia.
Qualcuno  potrà obiettare: ma se è stata una bella esperienza perchè vi separate?
Perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi sei mesi di lavoro, virtualmente braccio a braccio, il gruppo fondante di citizenmedia.it si è sciolto. Ognuno per la sua strada, ma con una bella esperienza alle spalle. Quella di aver creato il primo importante evento sui media partecipativi in Italia.</p>
<p>Qualcuno  potrà obiettare: ma se è stata una bella esperienza perchè vi separate?</p>
<p>Perchè abbiamo una diversa concezione del lavoro di gruppo e delle finalità di questa attività.</p>
<p>Ho sempre visto in questo progetto la possibilità di affermare un diritto alla libertà di espressione e di informazione, informazione vera, fatta &#8220;dal basso&#8221;.  Purtroppo in questo paese è difficile che ciò accada realmente. Perchè?</p>
<p>Per tanti motivi. Ma uno più di tutti: una strutturale incapacità a guardare oltre la punta del proprio naso, a vedere oltre il proprio orticello, guardare la luna e non il dito. Già &#8230; guardare la luna!!<br />
Thiking th unthinkable, diceva Clay Shirky in un post che, per chi si occupa di citizenmedia, è già storia, anche se &#8220;solo&#8221; di marzo di quest&#8217; anno. Ma parlava di altro&#8230; della incapacità degli editori di giornali di quardare diversamente al mondo dell&#8217; informazione e della comunicazione. Eppure anche noi siamo stati &#8220;incapaci&#8221; di pensare l&#8217; impensabile.<br />
Di credere che fosse possibile camminare con le proprie gambe, senza avere una mamma FNSI alle spalle o tante altre etichette, più o meno politiche, di cui fregiarsi.</p>
<p>Ma recriminare non serve. Per il futuro?</p>
<p>Bernardo Parrella ha creato un Google Group sul quale intende continuare il suo discorso, Eleonora Pantò per il momento si ferma, sicuramente continuando le discussioni  sul giornalismo partecipativo su ning e sul suo blog.</p>
<p>Io continuerò a scrivere il libro in corso di redazione con il gruppo nato dal Barcamp CxC sulla condivisione per (fare) cultura e ad occuparmi di Yurait Socialblog (ahimè ultimamete trascurato&#8230;.). E ad occuparmi di citizenmedia.it</p>
<p>A breve una ristrutturazione della piattaforma che, superato l&#8217; obiettivo dell&#8217; evento di Roma, mira a divenire un punto di riferimeto univoco per il giornalismo partecipativo in Italia.</p>
<p>I prossimi argomenti? Libertà di informazione e di espressione, contro tutte le cesure e le &#8220;censure&#8221; e prospettive di sviluppo per i citizenmedia. Aspetto idee e proposte al solito indirizzo: info@citizenmedia.it.</p>
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		<title>Alcune considerazioni sull’ incontro citizenmedia.it del 23 giugno</title>
		<link>http://www.citizenmedia.it/?p=745</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 18:31:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Rossano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[Evento Roma 23/06/09]]></category>

		<category><![CDATA[In Italia]]></category>

		<category><![CDATA[cmediait]]></category>

		<category><![CDATA[cmediait09]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto diversi resoconti sull&#8217;evento svoltosi il 23 giugno presso la Sede Nazionale della FNSI - tutti, chi più e chi meno (incluso quello di Bernardo Parrella nel post precedente), alquanto esaustivi: per questo motivo non ne ripropongo una ulteriore edizione, bensì proverò ad integrarne alcuni aspetti.
Ringrazio innanzitutto Pino Rea di LS-DI, intervenuto come saggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto diversi resoconti sull&#8217;<a href="http://www.citizenmedia.it/?p=635">evento svoltosi il 23 giugno</a> presso la Sede Nazionale della FNSI - tutti, chi più e chi meno (incluso quello di Bernardo Parrella nel <a href="http://www.citizenmedia.it/?p=731">post precedente</a>), alquanto esaustivi: per questo motivo non ne ripropongo una ulteriore edizione, bensì proverò ad integrarne alcuni aspetti.</p>
<p>Ringrazio innanzitutto Pino Rea di LS-DI, intervenuto come saggio moderatore dell&#8217; evento, nonchè Roberto Natale, presidente della FNSI che ha reso disponibile la sala dove si è tenuto il convegno, organizzato in spirito assolutamente libero e autonomo da Eleonora Pantò, Bernardo Parrella e il sottoscritto, nell&#8217;arco di circa 4 mesi. Sono stati quattro mesi di confronto tra Bernardo, Eleonora e me, di raccolta di idee, di spunti, di proposte. Non senza divergenze su alcuni aspetti: naturali nel confronto e nel lavoro di gruppo e, sembrerebbe incredibile raccontato da chi della comunicazione ne fa una vocazione ed una missione, con alcuni problemi dovuti anche alla poca conoscenza e distanza che vi era tra di noi.<br />
Già perché questo gruppo di lavoro di tre moschettieri si è formato sull&#8217; entusiasmo e sulla grinta di una idea:  quella di aprire una discussione ed un dibattito, in questa terra di nessuno che nel nostro Paese è il giornalismo partecipativo.<span id="more-745"></span><br />
Personalmente ho conosciuto Eleonora e Bernardo proprio a Roma, in questa occasione.<br />
Siamo partiti da una email, passati per un wiki per il lavoro di gruppo, giunti alla realizzazione di un sito che aveva come unico scopo quello di dare &#8220;fisicità&#8221; sebbene virtuale, alle nostre idee.<br />
Eleonora è stata sempre pronta e attenta, con i suoi spunti e le sue critiche a ricordarci, in ogni momento del percorso,  le linee guida del nostro cammino. Bernardo dal New Mexico ha tessuto rapporti, aperto contatti, definito strategie. Io mi sono occupato di interpretare il medium, dando forma ad un logo e ad un sito che dovevano rappresentarci ed alle idee che dovevano esservi ospitate. Questa la premessa.</p>
<p>A Roma si sono visti bei progetti, tante idee e soprattutto grande entusiasmo, soprattutto nei più giovani.<br />
Ho trovato un Andrea Vianello, in apertura, assolutamente imprevisto e, come tutti sappiamo, fuori calendario: il suo intervento è stato accettato dalla FNSI e personalmente non ho condiviso questa variazione di programma, ma la durata dello stesso è stata talmente breve da non modificare sostanzialmente tempi e risultati. Non accadrà la prossima volta.<br />
La storia di Giulietto Chiesa è anch&#8217;essa macchiata da &#8220;vizio di forma&#8221;: un intervento dibattimentale che si è trasformato in una imprevista relazione. Non c&#8217;era neanche lui nel calendario.<br />
Molte sono state le critiche al suo intervento, lette qua e là nei vari già citati resoconti. Tuttavia ritengo che dovremmo tornare su un aspetto di quello che Chiesa ha proposto: l&#8217;unione delle forze e delle voci libere, in un progetto comune; era questa una delle ipotesi dell&#8217; incontro (non certamente un &#8220;must&#8221;) e ritengo debba tornare ad essere punto di discussione; ma non per affiliare ad un partito politico o ad un parte specifica la nostra iniziativa bensì nella matura consapevolezza che un centro delle iniziative di giornalismo partecipativo, che supporti le idee dei vari progetti, li valorizzi e attui delle azioni comuni per la loro diffusione, potrebbe rappresentare un importante punto di riferimento in questo scenario.</p>
<p>Nel susseguirsi del lavoro in sala, dove i relatori rendevano conto dei loro progetti, Eleonora è stata l&#8217;unica interfaccia del convegno verso l&#8217; esterno; purtroppo non siamo riusciti ad attivare lo il video-streaming in diretta, sebbene le riprese di Radio Radicale facciano giustizia dal punto di vista delle immagini. Ma Eleonora era un fiume in piena:  mentre seguiva il discorso dei relatori, aprendo di volta in volta sul suo computer collegato al maxischermo, i siti di cui si parlava, i filmati richiesti, ma contemporaneamente relazionando nello scroll della pagina di Coveritlive tutti gli interventi, rendendoli comprensibili a chi da remoto, con grande pazienza comunque ci seguiva;  ed ho letto tanti nomi e tante domande su quello schermo: Frenchi, Billy, Mario da Genova, Vittorio Pasteris, Gimes, Roberto, Eurasio hanno potuto partecipare, fare domande ed ottenere risposte grazie ad Eleonora.</p>
<p>Un segnale molto importante, a mio avviso, è giunto da Roberto Natale presidente della FNSI: apertura al giornalismo partecipativo, adesione a tutte le iniziative in difesa dei blog e della libera informazione, ma soprattutto una idea che nei prossimi mesi avremo modo di riproporre e ricordare a Natale. Ovvero la proposta di chiedere al governo una diversa distribuzione del finanziamento pubblico, mirando con quei soldi a creare un fondo di startup per le nuove emergenti realtà giornalistiche e partecipative, piuttosto che non andare a finanziare sempre gli stessi soggetti che monopolizzano da sempre l&#8217; informazione giornalistica.</p>
<p>In conclusione ritengo questo evento un punto di partenza, non di arrivo. Siamo partiti, la barca è in mezzo al mare, chi vuole salire è benvenuto. La meta è lontana, ma a noi piace navigare!</p>
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		<title>Siti partecipati allo scoperto: resoconto dell&#8217;evento</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 00:44:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardo Parrella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[Evento Roma 23/06/09]]></category>

		<category><![CDATA[Nel mondo]]></category>

		<category><![CDATA[cmediait]]></category>

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		<description><![CDATA[Entusiasmo per voler creare una nuova medialità orizzontale e interesse per l&#8217;emergere di esperimenti di giornalismo partecipativo assai interessanti eppur poco noti. Questo il succo del primo incontro dei citizen media italiani, insieme - quel che più conta - a ottime prospettive per futuri progetti condivisi. Pur se con partecipazione al di sotto del previsto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Entusiasmo per voler creare una nuova medialità orizzontale e interesse per l&#8217;emergere di esperimenti di giornalismo partecipativo assai interessanti eppur poco noti. Questo il succo del primo incontro dei citizen media italiani, insieme - quel che più conta - a ottime prospettive per futuri progetti condivisi. Pur se con partecipazione al di sotto del previsto, il dibattito si è rivelato alquanto energetico e dinamico in sala, oltre a diverse persone che hanno seguito - e proposto commenti e domande - in remoto tramite la <a href="http://www.coveritlive.com/index.php?option=com_altcaster&#038;task=siteviewaltcast&#038;altcast_code=754dd1afee&#038;height=550&#038;width=470">cronaca live su CoverItLive</a> e <a href="http://twitter.com/citmediait09">via Twitter</a>. </p>
<p>In apertura Pino Rea (coordinatore di <a href="http://www.lsdi.it">LSDI, Libertà di Stampa, Diritto all’Informazione</a>) ha fatto presente la centralità dell&#8217;evoluzione dell&#8217;informazione odierna, con la necessità di presentare e tutelare tutti i <em>giornalismi possibili</em> che sviluppatisi nel tempo e anzi in continua evoluzione. Incluse le pratiche oggi tipiche anche nella Tv di Stato, ha spiegato Andrea Vianello, giornalista di <em>Mi manda Rai 3</em>, il quale ha spiegato come per i &#8220;media tradizionali le informazioni fornite dai blog sono spesso utilissime per cercare conferme, trovare testimonianze, finanche possibili ospiti in studio&#8221;. Anche se va ammesso come oggi in Italia solo i giornalisti “ufficiali” siano tuttora riconosciuti tali.<br />
<span id="more-731"></span><br />
Bernardo Parrella ha rilanciato con una panoramcia sul senso e la portata globale della produzione dei citizen media a cui non possono più rinunciare le grandi testate occidentali, dal New York Times a Cnn, come pure i villaggi dei Paesi in via di sviluppo, dove il tam-tam su catastrofi naturali e guerre dimenticate, fra i molti esempi, dipende assolutamente da queste &#8220;produzioni dal basso&#8221;. Scenario in cui calza a pennello l&#8217;esperienza di <a href="http://it.globalvoicesonline.org">Global Voices Online</a>, presentata da Stefano Ignone, che ha ribadito come il paradigma informativo prodotto da questo network vada sconquassando la verticalità tanto consona agli old media e reimpostando gli equilibri informativi a livello globale.</p>
<p>In un intervento fuori programma, Giulietto Chiesa (giornalista in pensione, ex corrispondente da Mosca per l’Unità e La Stampa) ha puntato il dito accusatore contro le supposizioni di una Rete capace di fare opinione, quando invece &#8220;siamo la retroguardia di un panorama informativo che sempre più è di tipo visivo, in cui lo schermo diventa pervasivo, si sposta nei taschini della giacca in comodi iPhone, relegando la comunicazione scritta a un prodotto residuale&#8221;. E quindi il potere sempre invasivo del piccolo schermo e soprattutto di chi la possiede e la gestisce. Soluzioni? Secondo Giulietto in Italia occorre conquistare in primis massima visibilità, e quindi ecco la spinta per la sua iniziativa di &#8220;Tv dal basso&#8221; nota come <a href="http://www.pandoratv.it/">PandoraTv</a>, attualmente in fase di raccolta-fondi. </p>
<p>Nel presentare <a href="http://www.agoravox.it">AgoraVox.it</a>, Francesco Piccinini ne ha segnalato le ottime cifre raggiunte (1200 cittadini ogni giorno scrivono per quasi 300.000 lettori al mese) e, ampliando il senso stesso dell&#8217;impatto partecipativo, ha insistito sulla centralità di progetti decentrati e radicati sul territorio - citando cooperative autogestite e simili iniziative localizzate capaci di portare occupazione e speranze nel sud d&#8217;Italia, a Casal di Principe, nel regno della &#8216;ndrangheta. Dare voce a chi è abbandonato dall&#8217;informazione ufficiale, questo già è un obiettivo che giustifica un&#8217;operazione come AgoraVox, e risponde in parte a chi sosteneva che senza visibilità tutto questo parlare di informazione partecipativa serva a poco. Senza dimenticare come tali media partecipati svolgano oggi un cruciale ruolo di &#8220;watchdog&#8221; dei poteri costituiti, grande informazione inclusa.</p>
<p>Diego Galli ha tracciato dei paralleli tra FaiNotizia, di cui è il responsabile, con le produzioni di base e aperte avviate da RadioRadicale fin dal 1975 (i microfoni aperti di &#8216;Radio Parolaccia&#8217;), ribadendo la centralità di dare ampi spazi alle produzioni degli utenti per il futuro stesso dell&#8217;informazione. Partito nel 2006, il sito conta ora quasi 11.000 utenti registrati, di cui circa un ottavo è attivo, ed ha registrato un buon successo nella recente campagna sui manifesti elettorali abusivi - ripresa da molte grandi testate, sopratutto Corriere.it.</p>
<p>Analogamente a quanto sostenuto da Antonio Rossano, ideatore di Yurait Social Blog, che integrando interventi redazionali con post non filtrati si propone come esperimento a tutto tondo che da Napoli vuole comunque esaltare la poliediricità del &#8216;villaggio globale&#8217;. La peculiarità è offrire uno spazio aperto, predisponendo una nuova forma organizzativa per diventare un riferimento della cultura condivisa in fieri - pur a fronte dell&#8217;evidente mancanza di una cultura imprenditoriale dell&#8217;informazione che va ben oltre l&#8217;attuale impasse economico. In ogni caso, chiude Antonio citando l&#8217;idea di Rupert Murdoch, &#8220;non saranno certo i micropagamenti a risolvere la crisi dei giornali&#8221;.</p>
<p>Gennaro Carotenuto ha poi presentato il Master (di secondo livello, con 17 studenti presso l&#8217;Università di Macerata) in giornalismo partecipativo, rilanciato anche in un volume cartaceo di prossima pubblicazione. Aggiugendo come, dal punto di vista della qualità, un post inserito in un blog possa essere addirittura superiore alle notizie del giornalismo ufficiale - ormai fin troppo ammanicato con i poteri neppure tanto occulti degli inserzionisti che lo foraggiano, e quindi largamente inattendibile.  “Il modello dei grandi giornali non regge più ed è questo il momento giusto”, secondo Carotenuto, “di creare un grande progetto di comunicazione di massa sfruttando la rete”.</p>
<p>Alla ripresa pomeridiana, si riparte con il saluto di Roberto Natale, presidente della FNSI, il quale segnala innanzitutto la manifestazione di questa sera contro il DDL Alfano sulle intercettazioni. Confermati i molti &#8220;stati di crisi&#8221; legati all&#8217;editoria corrente (&#8221;oltre 500 posizioni di giornalisti in via di espulsione dalle redazioni dell&#8217;informazione classica&#8221;), mentre non vanno escluse forme di finanziamento pubblico - pur se considerato in modo rigoroso e non qualunquistico - che possano estendersi anche a progetti qualificati di media partecipati. </p>
<p>Tiziana Sforza ha poi introdotto Cafebabel, progetto internazionale e pluri-lingue sostenuto da fondazioni ed enti di tutto il mondo, con circa 9000 lettori e una piccola redazione centrale (pagata) che garantisce per la qualità complessiva. Ottimo e ben fatto il breve video presentato in sala, sull&#8217;iniziativa a latere del sito dedicata alle elezioni europee. Analogo l&#8217;approccio professionale anche per YouReporter, spiega il co-fondatore Stefano de Nicolo: sito di video e immagini generati dagli utenti per documentare fatti notiziabili ma impossibili da ritrarre per i media tradizionali, centrato proprio sull&#8217;offerta dei materiali a questi ultimi - cosa che ha portato il sito a una crescita esponenziale con annessi problemi di banda e hardware. Circa 10.000 gli utenti giornalieri di YouReporter, con 3.500 utenti registrati e una 50ina i più affezionati che ogni giorno   mandano qualcosa. </p>
<p>Paolo Esposito di Caffè News ha raccontato l’esegesi del “giornale” ispiratosi al vecchio caffè illuministico di Pietro Verri, esponendo i molti contatti avuti con reti televisive e testate giornalistiche ufficiali e la centralità del fare informazione con un occhio particolare puntato verso sud. Circa 3.000 i lettori quotidiano e una &#8220;redazione orizzontale, senza capi&#8221;. Anche Alessio Neri di LiberaReggio ha segnalato l&#8217;importanza del legame con il territorio soprattutto in realtà come quella del sud dove si combatte con la mafia o la &#8216;ndrangheta. Nato con nove persone ora divenute 22, la redazione condivide con gli utenti la policy editoriale volendo rivolgersi soprattutto a &#8220;quella società civile e non ai media già esistenti :)&#8221;.</p>
<p>Silvia Storelli di Crossing TV, a Bologna, ha resentato un progetto che si occupa di giovani non di origini italiane, ma non necessariamente immigrati, che si pone come verifica del linguaggio sia nel senso della lingua sia nel senso dei media utilizzati. Progetto di citizen journalism sui generis, dove i giovani che vi collaborano ne guadagnano in autostima e alfabetizzazione digitale: senza sede fissa e con ochi fondi di bandi pubblici, ma con un entusiasmo che creato una sorta di produzione audiovisiva preziosa per molti  ragazzi non italianai nell&#8217;esprimersi ed inserisi al meglio nella società civile. </p>
<p>Infine, Daniele Vinci ha parlato di The Populi, in veste di utente mentre in sala era repsente un nutriti gruppo di redattori, sito partito appena lo scorso aprile ma assai ben fatto e promettente. esperienza simile a quella di Castelli News, sito che copre il territorio dei Castelli romani, con 1.000-1.500 visite al giorno, e basato sulle informazione diffuse da utenti e comitati locali, e in secondo luogo dalle pubbliche amministrazioni. Si sostengono vendendo servizi di ufficio stampa, con l&#8217;esperienza accumulata gestendo il sito, e inserzioni locali - pur dovendo scontrarsi con la scarsa alfabetizzazione digitale.</p>
<p>Altri esempi questi ultimi delle molte situazioni iper-locali e radicate sul territorio, spesso ingiusticamente dimenticate, che danno linfa all&#8217;universo dei citizen media italiano. E che continuerà a crescere proprio a partire da questo primo incontro collettivo.</p>
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		<title>Bel successo all&#8217;evento di ieri - grazie a tutti!</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 16:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[Evento Roma 23/06/09]]></category>

		<category><![CDATA[cmediait]]></category>

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		<description><![CDATA[Ottimi scambi ed energie all&#8217;evento di ieri, tra presentazioni e dibattiti più che stimolanti! Soprattutto, si è parlato di esperienze tanto diverse quanto innovative, creando le premesse per un promettente futuro riguardo progetti locali ma globalizzati. È in arrivo un bel resoconto dettagliato, e intanto ecco le riflessioni di Diego Galli (FaiNotizia) e del team [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimi scambi ed energie all&#8217;evento di ieri, tra presentazioni e dibattiti più che stimolanti! Soprattutto, si è parlato di esperienze tanto diverse quanto innovative, creando le premesse per un promettente futuro riguardo progetti locali ma globalizzati. È in arrivo un bel resoconto dettagliato, e intanto ecco le riflessioni di <a href="http://www.fainotizia.it/2009/06/23/sintesi-del-dibattito-giornalismo-e-media-partecipativi-voci-strumenti-prospettive">Diego Galli (FaiNotizia)</a> e del <a href="http://caffenews.wordpress.com/2009/06/24/giornalismi-e/">team di Caffè News</a>, entrambi tra i relatori. Un breve rilancio, centrato sul possibile finanziamento pubblico per l&#8217;informazioner partecipata di cui si è accennato all&#8217;incontro, è <a href="http://www.lsdi.it/2009/06/24/sostegni-pubblici-per-le-esperienze-di-giornalismo-partecipativo/">disponibile su LS-DI</a>. Mentre il team di LiberaReggio ha messo insieme un <a href="http://www.flickr.com/photos/32130896@N07/">apposito photostream su Flickr</a>, oltre a una serie di <a href="http://www.liberareggio.org/2009/06/24/giornalismo-e-media-partecipativi-giornata-da-ricordare/">considerazioni varie</a>.</p>
<p>È pronto anche il <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/281980/incontro-dal-titolo-giornalismo-e-media-partecipativi-voci-strumenti-prospettive">video integrale delle 5 ore filate,</a> scaricabile altresì come video-mp4 o audio-mp3. Ci sono poi i numerosi rilanci <a href="http://twitter.com/citmediait09">live via Twitter</a> e la <a href="http://www.coveritlive.com/index.php?option=com_altcaster&#038;task=siteviewaltcast&#038;altcast_code=754dd1afee&#038;height=550&#038;width=470">cronaca su CoverItLive</a>, che include anche commenti e domande di chi seguiva in remoto. Da non mancare le <a href="http://www.ecoradio.it/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=5662&#038;Itemid=36">interviste realizzate da Eco Radio</a> nel corso dell&#8217;incontro.</p>
<p>Nel complesso, un primo importante momento aggregativo che produrrà sicuramente buoni frutti. <strong>Many many thanks a tutti coloro che lo hanno reso possibile, in loco e online! </strong></p>
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		<title>E dopo l&#8217;incontro di Roma?</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 18:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[Evento Roma 23/06/09]]></category>

		<category><![CDATA[In Italia]]></category>

		<category><![CDATA[Agoravox.it]]></category>

		<category><![CDATA[Bernado Parrella]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre da un po&#8217; tutt&#8217;Italia stanno arrivando a Roma i vari relatori e partecipanti all&#8217;evento di domani, ricordiamo a tutti di attrezzarsi per fare fotografie e blogging, registrare chiacchiere e video live onde rilanciare al meglio ricadute e riflessioni personali sull&#8217;evento.
Intanto oggi Agoravox.it pubblica questa breve intervista con Bernardo Parrella, tra i promotori dell’incontro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre da un po&#8217; tutt&#8217;Italia stanno arrivando a Roma i vari relatori e partecipanti all&#8217;evento di domani, ricordiamo a tutti di attrezzarsi per fare fotografie e blogging, registrare chiacchiere e video live onde rilanciare al meglio ricadute e riflessioni personali sull&#8217;evento.</p>
<p>Intanto oggi <a href="http://www.agoravox.it/Citizen-Media-a-Roma-il-23-giugno.html">Agoravox.it pubblica</a> questa breve intervista con Bernardo Parrella, tra i promotori dell’incontro e da tempo impegnato sul fronte dei media partecipativi in senso ‘glocale’.</p>
<p><em>Perché proprio ora un incontro sui citizen media in Italia?</em></p>
<p>Vedendo l’Italia dall’altra parte dell’oceano e contemporaneamente lavorando su svariati progetti italiani ed internazionali (GlobalVoicesOnline, Communia, Federica, etc.) che richiedono un dialogo continuo con chi opera i fatto nel nostro Paese, è maturata l’importanza – per alcuni versi, l’urgenza - di provare a capire insieme cosa possa rappresentare il ciziten journalism oggi - in un panorama come quello nostrano, di recente declassato a Paese “partly free” da Freedom House, e in cui si sta ancora cercando di equiparare il blog a una testata giornalistica vincolata al diritto di replica e altre normative-capestro. Con questo incontro, organizzato con il sostegno della FNSI e del relativo progetto-sito Libertà di Stampa, Diritto all’Informazione, vogliamo far emergere e ribadire la professionalità e l’impegno di molti (soprattutto giovani) che non si rassegnano a restare senza voce e investono tempo ed energie per una informazione più libera e qualificata. In Italia come altrove nel mondo.</p>
<p><em>Internet e il web 2.0 stanno modificando il panorama dell’informazione verso una via di non-ritorno. È colpa loro se la gente non compra più i giornali?</em></p>
<p>Abbiamo visto più e più volte all’opera una certa industria giornalistica che da un lato sfrutta l’apertura della Rete e i contenuti degli utenti solo per rubare spazio e attenzione al fine di ricavarne vantaggi economici, chiedendo contemporaneamente agli stessi utenti di farsi carico di una crisi di vendite (non di contenuti) e di mancanza di idee (da parte loro, su come partecipare tali contenuti con gli ‘ex-lettori’). Non ci interessa raccontare quanto è bello il Web 2.0 – e se tale o meno. I modelli e le pratiche a cui vogliamo dare spazio qui sono altri, fuori e dentro l’Italia. Fatti di energie condivise, qualità informativa e ampia circolarità di idee. Errori inclusi, per carità. Ma con la consapevolezza che solo costruendo ponti ed eliminando barriere la società civile potrà cambiare e crescere. Inclusa un’informazione di tipo nuovo nelle sue forme più fruibili e orizzontali, ben al di là del supporto tecnico-mediatico con cui viene diffusa. Anche per questo idealmente questa giornata è dedicata a Franco Carlini e Fabio Metitieri, che pur con le personali differenze, condividevano un approccio critico a certe tendenze modaiole (online come offline) e comunque contrario a quell’autoreferenzialità che oggi affligge troppi soggetti della Rete italiana.</p>
<p><em>E dopo l’incontro?</em></p>
<p>Confidiamo che questo sia l’inizio di un percorso che permetta di mettere idee ed energie in comune per una sorta di piattaforma operativa condivisa tesa a incrementare visibilità, partecipazione, qualità dei media partecipativi anche in Italia. Perché se per Arianna Huffington in campo giornalistico ormai non è più possibile “saltare indietro nel tempo e far finta di niente” (anche in riferimento ai modelli economici), e anche necessario, come sostiene Henry Jenkins, trovare termini nuovi per attestare al meglio quello che in fondo è un processo transitorio come il citizen journalism - innestandosi su semantiche più ampie e azzeccate quali il buon vecchio termine di ‘giornalismo’. Purché ovviamente questo rimanga e cresca come un processo aperto, condiviso piuttosto che prodotto preconfezionato, unidirezionale.</p>
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		<title>Tutto pronto per l&#8217;incontro romano del 23 giugno: vieni anche tu?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 18:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[Evento Roma 23/06/09]]></category>

		<category><![CDATA[Citmedia.it]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto pronto per l&#8217;incontro romano del 23 giugno su &#8220;Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive&#8221;. Programma e interventi confermati, come pure la gran voglia di incontrarsi e creare energie positive per futuri progetti collettivi. Crescono le adesioni, a partire dalla registrazione online, che ricordiamo di compilare onde agevolare le questioni logistiche. Ovviamente ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto pronto per l&#8217;incontro romano del 23 giugno su &#8220;Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive&#8221;. Programma e interventi confermati, come pure la gran voglia di incontrarsi e creare energie positive per futuri progetti collettivi. Crescono le adesioni, a partire dalla <a href="http://www.citizenmedia.it/?page_id=612">registrazione online</a>, che ricordiamo di compilare onde agevolare le questioni logistiche. Ovviamente ci si può registrare anche in loco. <em>In sala sarà disponibile impianto audio, connessione wi-fi e (possibilmente) video-proiettore.</em></p>
<p>Per condivere al meglio rilanci, foto, &#8216;tweets&#8217; e quant&#8217;altro altro sull&#8217;evento, raccomandiamo l&#8217;uso dei tag <strong>cmediait</strong> e <strong>cmediait09</strong>. Per chi, non potendo esserci di persona, volesse seguire l&#8217;evento in remoto, ci sono i rilanci <a href="http://twitter.com/citmediait09">via Twitter</a> e soprattutto <a href="http://www.coveritlive.com/index.php?option=com_altcaster&#038;task=siteviewaltcast&#038;altcast_code=754dd1afee&#038;height=550&#038;width=470" target="_blank" >questo canale di CoverItLive</a>, dove  sarà possibile interagire da remoto tramite chat testuale con i partecipanti in loco (e possibilmente anche con diretta audio-video, banda permettendo). In ogni caso l&#8217;evento sarà interamente vioderegistrato e successivamente reso disponibile online grazie a un team di <a href="http://ww.fainotizia.it">Fai Notizia</a>.</p>
<p>Ecco anzi di seguito la relativa finestra di CoverItLive per seguire e partecipare in diretta: <iframe src="http://www.coveritlive.com/index2.php/option=com_altcaster/task=viewaltcast/altcast_code=754dd1afee/height=550/width=470" scrolling="no" height="550px" width="470px" frameBorder ="0" ><a href="http://www.coveritlive.com/mobile.php?option=com_mobile&#038;task=viewaltcast&#038;altcast_code=754dd1afee" >Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive</a></iframe></p>
<p>Ricordiamo che sarà una giornata di lavoro informale e dinamica, con ingresso gratuito e aperto a tutti. Il formato prevede presentazioni di massimo 15 minuti, seguite da altri 10-15 minuti di domande e risposte dirette, con dibattito generale in conclusione.  Questo il programma (disponibile anche come <a href="http://www.citizenmedia.it/wp-content/uploads/2009/05/flyer2.pdf">volantino pdf da far girare</a> ovunque possibile, mentre è ora attivo uno <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=84481458492">spazio-evento su Facebook</a>. </p>
<p><em>Giornalismo e media partecipativi: voci, strumenti, prospettive<br />
Martedì 23 giugno 2009 - ”Sala Walter Tobagi” - Federazione Nazionale della Stampa (2. piano, int.5) - Corso Vittorio Emanuele II n. 349, 00186 Roma. </em></p>
<p>9:30  Introduzione generale<br />
10:00 Global Voices Italiano (Stefano Ignone)<br />
10:30 Agoravox.it (Francesco Piccinini)<br />
11:00 Fai Notizia (Diego Galli)<br />
11:30 Yurait Social Blog (Antonio Rossano)<br />
12:00 Master in Giornalismo Partecipativo (Gennaro Carotenuto)</p>
<p>12:30-14:00 Pausa pranzo</p>
<p>14:00 Cafebabel (Tiziana Sforza)<br />
14:30 YouReporter (Angelo Cimarosti)<br />
15:00 Caffe’ News (Paolo Esposito)<br />
15:30 LiberaReggio (Alessio Neri)<br />
16:00 CrossingTv (Silvia Storelli)<br />
16:30 The Populi (Daniele Vinci)<br />
17:00 Dibattito finale</p>
<p>Moderatori: Bernardo Parrella, Eleonora Pantò</p>
<p>Ingresso libero e gratuito - previa registrazione online o in loco. </p>
<p>Interverranno per un breve saluto Franco Siddi e Roberto Natale (segretario e presidente della Federazione nazionale della stampa), Pino Rea (promotore di Libertà di Stampa, Diritto all&#8217;Informazione)</p>
<p><a href="http://maps.google.com/maps?f=q&#038;source=s_q&#038;hl=en&#038;geocode=&#038;q=Corso+Vittorio+Emanuele+II+349,+Roma,+Italy&#038;sll=37.0625,-95.677068&#038;sspn=33.572881,52.558594&#038;ie=UTF8&#038;ll=41.900888,12.465277&#038;spn=0.007698,0.012832&#038;z=16&#038;iwloc=A">Qui la relativa Google Map</a>. La sala è in posizione centralissima, 5 minuti a piedi da Piazza Navona e Ponte Vittorio Emanuele, 10 da Largo Argentina. In autobus dalla Stazione Termini, linea 64 o 40 (fermata Ponte Vittorio Emanuele). <a href="http://www.atac.roma.it/">Qui il sito dell&#8217;Azienda Trasporti</a> per maggiori dettagli.</p>
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		<title>Giornalismo è un processo non un prodotto</title>
		<link>http://www.citizenmedia.it/?p=701</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 17:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardo Parrella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[Nel mondo]]></category>

		<category><![CDATA[David Cohen]]></category>

		<category><![CDATA[Henry Jenkins]]></category>

		<category><![CDATA[Spot.us]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa ne dite della definizione &#8216;citizen journalism&#8217; per queste nuove dinamiche del fare informazione che andiamo discutendo e producendo? O magari media participativi o giornalismi possibili, per restare nell&#8217;italiano? O quant&#8217;altre ne vengano in mente. Già, si potrebbe discutere all&#8217;infinito sulle nuove terminologie e loro utilità, per scoprire poi che certa &#8216;fuffa&#8217; lascia davvero il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ne dite della definizione &#8216;citizen journalism&#8217; per queste nuove dinamiche del fare informazione che andiamo discutendo e producendo? O magari media participativi o giornalismi possibili, per restare nell&#8217;italiano? O quant&#8217;altre ne vengano in mente. Già, si potrebbe discutere all&#8217;infinito sulle nuove terminologie e loro utilità, per scoprire poi che certa &#8216;fuffa&#8217; lascia davvero il tempo che trova. Lo conferma questo <a href="http://www.digidave.org/2009/06/on-the-term-citizen-journalism.html">post in cui David Cohn</a>, tra l&#8217;altro animatore di <a href="http://www.spot.us">Spot.us</a>, rilancia una buona opinione di <a href="http://www.henryjenkins.org/">Henry Jenkins</a>: il termine “citizen journalism” oggi è inutile tanto quanto il quello “carrozza senza cavalli&#8221; spesso usato per indicare le automobili quando queste erano un fenomeno nuovo. Entrambe definizioni transitorie, insomma, divenute man mano senza senso e confluite normalmente in terminologie - e soprattutto pratiche - comuni e generalizzate. Ergo, suggeriscono entrambi gli autori, anche il &#8216;citizen journalism&#8217; o simili è ormai un sorta di artificio transitorio prossimo a innestarsi su semantiche più ampie e azzeccate quali&#8230;. <em>giornalismo</em>!. Purché ovviamente questo includa in concreto <a href="http://www.citizenmedia.it/?p=691">i cambiamenti e le integrazioni</a> di cui si discute anche in questo spazio e rimanga di fatto un <a href="http://www.digidave.org/2009/04/the-rhetoric-of-journalism-defining-and-re-defining-what-we-do.html">processo anziché un prodotto</a>.</p>
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		<title>Il patto suicida dell&#8217;industria dell&#8217;informazione</title>
		<link>http://www.citizenmedia.it/?p=691</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 22:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardo Parrella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[Evento Roma 23/06/09]]></category>

		<category><![CDATA[Headline]]></category>

		<category><![CDATA[Nel mondo]]></category>

		<category><![CDATA[Dan Conover]]></category>

		<category><![CDATA[Xark!]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;attuale crisi dell&#8217;industra editoriale mondiale è dovuta in primis all&#8217;immobilità di tale industria e dei (presunti) giornalisti doc  di fronte alla gran voglia di conversazione e partecipazione della gente sull&#8217;onda del digitale. Tesi questa che, pur se spesso oscurata o sottovalutata, in realtà è nota e comprovata ben oltre gli addetti ai lavori. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attuale crisi dell&#8217;industra editoriale mondiale è dovuta in primis all&#8217;immobilità di tale industria e dei (presunti) giornalisti doc  di fronte alla gran voglia di conversazione e partecipazione della gente sull&#8217;onda del digitale. Tesi questa che, pur se spesso oscurata o sottovalutata, in realtà è nota e comprovata ben oltre gli addetti ai lavori. In pratica, la precisa volontà di non cambiare, di non volersi adeguare al nuovo vento che tira. Come già accaduto all&#8217;industria della musica, dei video e via di seguito. Correre oggi ai ripari per tali industrie vuol dire essenzialmente vedere come continuare a guadaganare milioni a palate senza cambiare nulla.</p>
<p>Strategia che nell&#8217;informazione fa ancora più stridere (e ridere), vista la molteplicità di fonti disponibili, autorevoli e gratuite, l&#8217;emergere dei media partecipati e i vari annessi - tutte cose che ci sono e resteranno in giro per sempre. Mentre i Big Media vanno nettamente perdendo terreno e credibilità, oltre che le entrate stratosferiche a cui erano abituati: inutile rammaricarsene troppo, meglio piuttosto costruire modelli agili, di base e modalità condivise onde dar fonmdo alle potenzialità del <em>villaggio glocale</em>. In Italia, inutile nascondercelo, simili contorcimenti sono plateali: basti vedere come si muovono online certi pescecani dell&#8217;informazione nostrana - e come analogamente ricco di &#8220;pura fuffa&#8221; appare l&#8217;atteggiamento di molti attori dei social media. </p>
<p>Per questo è cruciale rilanciare l&#8217;analisi lucidissima, oltre che corposa e documentata, di <a href="http://xark.typepad.com/my_weblog/2009/06/the-newspaper-suicide-pact.html">Dan Conover</a>, cofondatore del <a href="http://xark.typepad.com/my_weblog/xark-an-overview.html">blog collettivo Xark!</a>. Sotto il titolo di &#8220;Il patto suicida dei giornalisti&#8221;, la disamina è centrata sullo scenario Usa, ma rimane sicuramente valida per ogni Paese occidentale. In sintesi? Ecco come la <a href="http://www.boingboing.net/2009/06/06/bullshit-about-newsp.html">mette giustamente Cory Doctorow</a> su BoingBoing: &#8220;it&#8217;s one the most interesting, best-referenced criticism of the newspaper industry&#8217;s thrash-and-FUD I&#8217;ve read&#8221;. Occorre insomma far piazza pulita della montagna di fuffa infilata nel dibattito sul futuro dei business model dei giornali. È ora di dire pane al pane e vivo al vino, senza tante menate o rilanci commerciali malamente travestiti da &#8216;eresie&#8217;. Spiegando nuovamente che giornali e giornalisti faranno &#8220;anything to survive&#8230; so long as it doesn&#8217;t involve change.&#8221; Non è forse abbastanza chiaro? </p>
<p>Invito caldamente all&#8217;attenta lettura del <a href="http://xark.typepad.com/my_weblog/2009/06/the-newspaper-suicide-pact.html">testo di Dan Conover</a>, anche e soprattutto rispetto alle concretezze che prevediamo di costruire collettivamente nell&#8217;<a href="http://www.citizenmedia.it/?p=635">incontro romano del 23 giugno</a>. Riportandone qui le battute conclusive:</p>
<p>«America&#8217;s journalism infrastructure – from corporate giants to non-profit foundations like the American Press Institute and the Newspaper Association of America – is funded by dying companies. So when you hear about efforts to save newspapers (and, by extension, journalism), understand that answers that don&#8217;t return the possibility of double-digit profits and perpetual top-down control aren&#8217;t even considered answers. They&#8217;re not even considered.<br />
They&#8217;ll do anything to survive&#8230; so long as it doesn&#8217;t involve change.<br />
Maybe the best thing these old media companies can do today is fail quickly.<br />
This was their choice, not ours. Wave to them as they leave, and try to remember what they once were, not what they&#8217;ve become.»</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il giornale in classe, informazione gratuita e stampa indipendente</title>
		<link>http://www.citizenmedia.it/?p=677</link>
		<comments>http://www.citizenmedia.it/?p=677#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 22:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Panto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citizen Media]]></category>

		<category><![CDATA[In Italia]]></category>

		<category><![CDATA[Nel mondo]]></category>

		<category><![CDATA[classe]]></category>

		<category><![CDATA[editori]]></category>

		<category><![CDATA[giovani]]></category>

		<category><![CDATA[quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho seguito un po&#8217; a singhiozzo la diretta video del convegno &#8220;Crescere tra le righe&#8221; di venerdi scorso, organizzato dall&#8217;Osservatorio Permanente Giovani Editori (curioso il refuso del Corriere che ha sostituito Parlamentare a Permanente, che ha l&#8217;obiettivo di avvicinare i giovani alla lettura dei quotidiani.
Al di là degli interventi prestigiosi susseguitisi - da Paolo Mieli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho seguito un po&#8217; a singhiozzo la diretta video del convegno &#8220;<a href="http://www.osservatorionline.it/it/crescere/index.php?menu=crescere">Crescere tra le righe</a>&#8221; di venerdi scorso, organizzato dall&#8217;Osservatorio Permanente Giovani Editori (curioso il refuso del Corriere che ha sostituito <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_23/fini_alema_editoria_bagnaia_cbdb506e-478b-11de-ac74-00144f02aabc.shtml">Parlamentare a Permanente</a>, che ha l&#8217;obiettivo di avvicinare i giovani alla lettura dei quotidiani.</p>
<p>Al di là degli interventi prestigiosi susseguitisi - da Paolo Mieli a John Elkann, da Ferruccio De Bortoli a Fedele  Confalonieri, da Leonard Downie (vicepresidente del Washington Post) a  Tom Curley (Presidente di Associated Press) - qui può tornare utile segnalare due possibili &#8220;assi&#8221; di lettura dell&#8217;evento: uno Italia vs. USA, l&#8217;altro giovani vs. vecchi.</p>
<p>Gli italiani hanno difeso a oltranza  il giornale cartaceo e  si sono accaniti contro la &#8220;free press&#8221;, intesa come stampa gratuita, esprimendo anche un malcelato fastidio verso l&#8217;informazione online &#8220;non certificata&#8221;. Sul lato USA,  Downie ha esordito dicendo che &#8220;free press&#8221; in America significa &#8220;stampa indipendente&#8221; e ha tenuto un atteggiamento molto diverso verso il web, considerato, pur nella sua modaltà di innovazione &#8220;dirompente&#8221;, qualcosa con cui necessariamente fare i conti.</p>
<p>Il secondo asse è il rapporto giovani-vecchi. I primi (interessante, fra gli altri, il <a href="http://emmebi.blogspot.com/2009/05/tra-le-righe.html">commento di emmebi</a>), hanno cercato di sostenere e difendere l&#8217;importanza dell&#8217;informazione fornita dalla rete (addirittura sostenendo che chi scrive sui giornali fa gli interessi dell&#8217;editore e, quindi di fatto &#8220;offendendo&#8221; i giornalisti professionisti) e forse con qualche ingenuità hanno ribadito la gratuità dell&#8217;informazione - alla domanda di Gramellini: &#8220;Paghereste per una notizia come pagate un sms&#8221;, la replica è stata negativa. Hanno poi chiesto alla televisione di trasmettere un&#8217;immagine più positiva dei giovani e un maggior rispetto delle donne, e si sono sentiti rispondere che la televisione (leggasi: Mediaset)  è evasione  (paragonando la funzione catartica della tragedia greca a quella del Grande Fratello) e che non tocca a questa televisione il compito di &#8220;educare&#8221;  - che invece spetta, o spetterebbe, alla TV di Stato. Mentre i ragazzi, seri e agguerriti, sono stati invece tacciati di dietrologia ed eccessiva sicumeria (perche&#8217;  non esprimevano dubbi sulla presunta indipendenza di scrive sui blog), la sensazione complessiva è che ci sia ancora molta distanza fra il mondo dell&#8217;informazione certificata da un editore e da quella che non lo è: basti pensare a Sergio Romano che nella sua lectio magistralis al Festival del giornalismo di Perugia, liquidava gli autori di blog come &#8220;rissosi qualunquisti&#8221;, quando spesso i blog più seguiti in Italia sono curati proprio da giornalisti.</p>
<p>È sempre più evidente insomma come il concetto e la pratica del giornalismo impongano di essere continuamente ridefiniti.</p>
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