Siti partecipati allo scoperto: resoconto dell’evento
Scritto da Bernardo Parrella on giugno 25th, 2009
Entusiasmo per voler creare una nuova medialità orizzontale e interesse per l’emergere di esperimenti di giornalismo partecipativo assai interessanti eppur poco noti. Questo il succo del primo incontro dei citizen media italiani, insieme - quel che più conta - a ottime prospettive per futuri progetti condivisi. Pur se con partecipazione al di sotto del previsto, il dibattito si è rivelato alquanto energetico e dinamico in sala, oltre a diverse persone che hanno seguito - e proposto commenti e domande - in remoto tramite la cronaca live su CoverItLive e via Twitter.
In apertura Pino Rea (coordinatore di LSDI, Libertà di Stampa, Diritto all’Informazione) ha fatto presente la centralità dell’evoluzione dell’informazione odierna, con la necessità di presentare e tutelare tutti i giornalismi possibili che sviluppatisi nel tempo e anzi in continua evoluzione. Incluse le pratiche oggi tipiche anche nella Tv di Stato, ha spiegato Andrea Vianello, giornalista di Mi manda Rai 3, il quale ha spiegato come per i “media tradizionali le informazioni fornite dai blog sono spesso utilissime per cercare conferme, trovare testimonianze, finanche possibili ospiti in studio”. Anche se va ammesso come oggi in Italia solo i giornalisti “ufficiali” siano tuttora riconosciuti tali.
Bernardo Parrella ha rilanciato con una panoramcia sul senso e la portata globale della produzione dei citizen media a cui non possono più rinunciare le grandi testate occidentali, dal New York Times a Cnn, come pure i villaggi dei Paesi in via di sviluppo, dove il tam-tam su catastrofi naturali e guerre dimenticate, fra i molti esempi, dipende assolutamente da queste “produzioni dal basso”. Scenario in cui calza a pennello l’esperienza di Global Voices Online, presentata da Stefano Ignone, che ha ribadito come il paradigma informativo prodotto da questo network vada sconquassando la verticalità tanto consona agli old media e reimpostando gli equilibri informativi a livello globale.
In un intervento fuori programma, Giulietto Chiesa (giornalista in pensione, ex corrispondente da Mosca per l’Unità e La Stampa) ha puntato il dito accusatore contro le supposizioni di una Rete capace di fare opinione, quando invece “siamo la retroguardia di un panorama informativo che sempre più è di tipo visivo, in cui lo schermo diventa pervasivo, si sposta nei taschini della giacca in comodi iPhone, relegando la comunicazione scritta a un prodotto residuale”. E quindi il potere sempre invasivo del piccolo schermo e soprattutto di chi la possiede e la gestisce. Soluzioni? Secondo Giulietto in Italia occorre conquistare in primis massima visibilità, e quindi ecco la spinta per la sua iniziativa di “Tv dal basso” nota come PandoraTv, attualmente in fase di raccolta-fondi.
Nel presentare AgoraVox.it, Francesco Piccinini ne ha segnalato le ottime cifre raggiunte (1200 cittadini ogni giorno scrivono per quasi 300.000 lettori al mese) e, ampliando il senso stesso dell’impatto partecipativo, ha insistito sulla centralità di progetti decentrati e radicati sul territorio - citando cooperative autogestite e simili iniziative localizzate capaci di portare occupazione e speranze nel sud d’Italia, a Casal di Principe, nel regno della ‘ndrangheta. Dare voce a chi è abbandonato dall’informazione ufficiale, questo già è un obiettivo che giustifica un’operazione come AgoraVox, e risponde in parte a chi sosteneva che senza visibilità tutto questo parlare di informazione partecipativa serva a poco. Senza dimenticare come tali media partecipati svolgano oggi un cruciale ruolo di “watchdog” dei poteri costituiti, grande informazione inclusa.
Diego Galli ha tracciato dei paralleli tra FaiNotizia, di cui è il responsabile, con le produzioni di base e aperte avviate da RadioRadicale fin dal 1975 (i microfoni aperti di ‘Radio Parolaccia’), ribadendo la centralità di dare ampi spazi alle produzioni degli utenti per il futuro stesso dell’informazione. Partito nel 2006, il sito conta ora quasi 11.000 utenti registrati, di cui circa un ottavo è attivo, ed ha registrato un buon successo nella recente campagna sui manifesti elettorali abusivi - ripresa da molte grandi testate, sopratutto Corriere.it.
Analogamente a quanto sostenuto da Antonio Rossano, ideatore di Yurait Social Blog, che integrando interventi redazionali con post non filtrati si propone come esperimento a tutto tondo che da Napoli vuole comunque esaltare la poliediricità del ‘villaggio globale’. La peculiarità è offrire uno spazio aperto, predisponendo una nuova forma organizzativa per diventare un riferimento della cultura condivisa in fieri - pur a fronte dell’evidente mancanza di una cultura imprenditoriale dell’informazione che va ben oltre l’attuale impasse economico. In ogni caso, chiude Antonio citando l’idea di Rupert Murdoch, “non saranno certo i micropagamenti a risolvere la crisi dei giornali”.
Gennaro Carotenuto ha poi presentato il Master (di secondo livello, con 17 studenti presso l’Università di Macerata) in giornalismo partecipativo, rilanciato anche in un volume cartaceo di prossima pubblicazione. Aggiugendo come, dal punto di vista della qualità, un post inserito in un blog possa essere addirittura superiore alle notizie del giornalismo ufficiale - ormai fin troppo ammanicato con i poteri neppure tanto occulti degli inserzionisti che lo foraggiano, e quindi largamente inattendibile. “Il modello dei grandi giornali non regge più ed è questo il momento giusto”, secondo Carotenuto, “di creare un grande progetto di comunicazione di massa sfruttando la rete”.
Alla ripresa pomeridiana, si riparte con il saluto di Roberto Natale, presidente della FNSI, il quale segnala innanzitutto la manifestazione di questa sera contro il DDL Alfano sulle intercettazioni. Confermati i molti “stati di crisi” legati all’editoria corrente (”oltre 500 posizioni di giornalisti in via di espulsione dalle redazioni dell’informazione classica”), mentre non vanno escluse forme di finanziamento pubblico - pur se considerato in modo rigoroso e non qualunquistico - che possano estendersi anche a progetti qualificati di media partecipati.
Tiziana Sforza ha poi introdotto Cafebabel, progetto internazionale e pluri-lingue sostenuto da fondazioni ed enti di tutto il mondo, con circa 9000 lettori e una piccola redazione centrale (pagata) che garantisce per la qualità complessiva. Ottimo e ben fatto il breve video presentato in sala, sull’iniziativa a latere del sito dedicata alle elezioni europee. Analogo l’approccio professionale anche per YouReporter, spiega il co-fondatore Stefano de Nicolo: sito di video e immagini generati dagli utenti per documentare fatti notiziabili ma impossibili da ritrarre per i media tradizionali, centrato proprio sull’offerta dei materiali a questi ultimi - cosa che ha portato il sito a una crescita esponenziale con annessi problemi di banda e hardware. Circa 10.000 gli utenti giornalieri di YouReporter, con 3.500 utenti registrati e una 50ina i più affezionati che ogni giorno mandano qualcosa.
Paolo Esposito di Caffè News ha raccontato l’esegesi del “giornale” ispiratosi al vecchio caffè illuministico di Pietro Verri, esponendo i molti contatti avuti con reti televisive e testate giornalistiche ufficiali e la centralità del fare informazione con un occhio particolare puntato verso sud. Circa 3.000 i lettori quotidiano e una “redazione orizzontale, senza capi”. Anche Alessio Neri di LiberaReggio ha segnalato l’importanza del legame con il territorio soprattutto in realtà come quella del sud dove si combatte con la mafia o la ‘ndrangheta. Nato con nove persone ora divenute 22, la redazione condivide con gli utenti la policy editoriale volendo rivolgersi soprattutto a “quella società civile e non ai media già esistenti :)”.
Silvia Storelli di Crossing TV, a Bologna, ha resentato un progetto che si occupa di giovani non di origini italiane, ma non necessariamente immigrati, che si pone come verifica del linguaggio sia nel senso della lingua sia nel senso dei media utilizzati. Progetto di citizen journalism sui generis, dove i giovani che vi collaborano ne guadagnano in autostima e alfabetizzazione digitale: senza sede fissa e con ochi fondi di bandi pubblici, ma con un entusiasmo che creato una sorta di produzione audiovisiva preziosa per molti ragazzi non italianai nell’esprimersi ed inserisi al meglio nella società civile.
Infine, Daniele Vinci ha parlato di The Populi, in veste di utente mentre in sala era repsente un nutriti gruppo di redattori, sito partito appena lo scorso aprile ma assai ben fatto e promettente. esperienza simile a quella di Castelli News, sito che copre il territorio dei Castelli romani, con 1.000-1.500 visite al giorno, e basato sulle informazione diffuse da utenti e comitati locali, e in secondo luogo dalle pubbliche amministrazioni. Si sostengono vendendo servizi di ufficio stampa, con l’esperienza accumulata gestendo il sito, e inserzioni locali - pur dovendo scontrarsi con la scarsa alfabetizzazione digitale.
Altri esempi questi ultimi delle molte situazioni iper-locali e radicate sul territorio, spesso ingiusticamente dimenticate, che danno linfa all’universo dei citizen media italiano. E che continuerà a crescere proprio a partire da questo primo incontro collettivo.
Tags: cmediait
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